Pmi e privacy, come controllare i dipendenti

Gli impianti audiovisivi possono essere installati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale

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Il Jobs Act ha riformato anche il controllo a distanza dei lavoratori. In particolare l’articolo 23 del Dlgs 151/2015 (Razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese) attuativo del Jobs Act, ha modificato l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (risalente a 45 anni fa) confermandone, però, in linea generale, i principi fondanti. Ossia viene affermato che impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo a distanza possono essere installati "esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale", in base a specifico accordo sindacale (o autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro competente, su istanza dell’impresa).

Resta prioritaria la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore. E viene ribadito il divieto assoluto di fare uso di impianti audiovisivi o di altri strumenti per il fine esclusivo di procedere al controllo a distanza del dipendente.

Da precisare che, secondo la giurisprudenza, posta elettronica e connessione Internet sono esclusi dall'ambito di applicazione della norma in quanto strumenti necessari per l’adempimento, da parte del collaboratore, della prestazione lavorativa.

Pmi e privacy, come controllare i dipendenti: le novità dopo il jobs act

Ma veniamo alle novità.

Per esempio, accanto ai requisiti oggettivi, per l’installazione di audiovisivi o apparecchi di controllo a distanza si aggiungono le esigenze di tutela del patrimonio aziendale. In pratica si tratta di controlli difensivi, ossia mirati all'accertamento di comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa.

Un'altra novità riguarda le imprese con più unità produttive in diverse province o regioni: in questo caso è necessario un accordo con le associazioni sindacali nazionali oppure l’autorizzazione del Ministero del Lavoro.

Resta libera l'installazione di strumenti per la registrazione di accessi e presenze. Fermo restando che, come stabilito dal Ministero del Lavoro, se il pc o lo smartphone o lo strumento di lavoro fornito al dipendente viene modificato (per esempio con l’istallazione di appositi software di localizzazione o filtraggio) per controllare il lavoratore, si fuoriesce dall’ambito della disposizione perché questi strumenti non servono più alla prestazione del lavoratore, ma al datore per controllare la stessa.

Le informazioni raccolte sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle "modalità d'uso da parte dell’azienda degli strumenti tecnologici e sull’effettuazione di controlli", rispettando le indicazioni del codice privacy.

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