Euro e dollaro: verso la parità?

Fed intenzionata ad alzare i tassi di interesse, Bce pronta a portarli più in negativo per combattere deflazione e indebolire l’euro. Entro fine anno, le due valute potrebbero raggiungere la parità.

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Per chi volesse viaggiare, investire o per chi opera per una Pmi e mantiene un interesse nell’export e nelle vendita in valuta americana è bene che si prepari a un fine anno scoppiettante. Dopo addirittura 16 anni, potrebbe tornare la parità tra dollaro ed euro. Era il 2 dicembre del 1999 quando le due valute scambiarono 1 ad 1. in Italia si pagava con la lira e la moneta unica europea esisteva solo nel mondo virtuale, sebbene scambiasse già sui mercati globali. Poi l’euro scivola fino a 82 centesimi per ritornare alla parità solo nel 2002.

Dopo le Torri Gemelle e l’Afghanistan. Poi ci siamo abituati a delta ben maggiore. Fino a quando nel 2008 l’euro raggiunge il suo picco storico verso il dollaro, scambiando a 1,6. Poi ci sono stati Lehman Brothers, i continui rialzi di tassi della Bce guidata da Jean Claude Trichet. Ora accade esattamente il contrario: la Fed (Banca Centrale degli Stati Uniti d’America) è in procinto - da mesi e mesi, per la verità - di alzare i tassi a quasi 10 anni dall’ultimo ritocco. Mentre la Bce è pronta a portarli ancor più in negativo per combattere la deflazione, ma anche per indebolire l’euro e favorire l’export. Forte discrasia tra le politiche monetarie e l’euro scivola verso il basso, per la gioia della manifattura continentale.

Adesso siamo in procinto di tornare a quel 2 dicembre 1999.

Secondo molti analisti entro fine anno le due valute potrebbero infatti raggiungere la parità. Secondo altri si parla di marzo 2016. Tutti concordano che per il primo semestre 2016 il biglietto verde potrebbe finire anche con l’andare ancora più in basso, fino a che un deciso intervento della Fed non rinforzerà la moneta Usa. Il dibattito dentro la Fed, si sta spostando già sul ritmo di rialzo dei tassi successivo al primo, che sembra essere molto probabile a dicembre. In questo caso cosa potrà succedere al dollaro? Con un rialzo dei tassi già a dicembre potrebbe esserci un rialzo fisiologico nel breve per poi scendere di nuovo a inizio primavera. Ciò che è certo è che gli italiani faranno bene a dimenticare gli anni di grandi opportunità sul cambio.

Lo stesso vale anche per Wall Street e per le aziende quotate oltre oceano.

“Le previsioni di crescita dei rendimenti dell’indice S&P 500 per il 2016 sono modeste, seppure positive, di conseguenza restano positive le nostre attese relative all’azionario statunitense, anche se riteniamo necessaria una maggiore selettività”

spiega Charles Kantor, portfolio manager del fondo US Long Short Equity di Neuberger Berman. Non a caso, per il livello societario continuano i flussi di cassa positivi e se i bilanci sono solidi ci sono buoni margini di profitto e la redditività sul capitale investito pare interessante. Prosegue Kantor:

“In generale, le valutazioni azionarie non appaiono eccessive. Inoltre, con il recente calo dei prezzi azionari, il baricentro di valutazione si è lievemente spostato portando a un margine di sicurezza superiore rispetto all’inizio dell’anno. In particolare, le valutazioni azionarie in Usa sembrano stimare una crescita molto lenta, più vicina alla stagnazione che ad una tendenza di normalizzazione a lungo termine. Quindi, qualsiasi indizio che riveli che l’economia globale non sta andando verso una recessione o una stagnazione secolare potrebbe essere un’ottima notizia per chi investe in asset rischiosi”.

Insomma che si tratta di valute o di azioni ci vorrà molta pazienza.

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