Irpef, Imu, Iva, Tasi e Tari, scadenze del 16 dicembre per un gettito fiscale di oltre 37 miliardi di euro

Le scadenze del 16 dicembre per Irpef, Imu, Iva, Tasi e Tari garantiranno un gettito fiscale di oltre 37,2 miliardi di euro: 20,3 versati dal mondo del lavoro e 16,9 dalle famiglie. la scadenza più importante sarà il pagamento delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori per 13 miliardi di euro.

thinkstockphotos.jpg

Dagli ultimi ritocchi alla legge di stabilità arriva una novità positiva. Tutti gli interventi emanati dai Comuni in materia di Imu e Tasi dopo il 30 luglio scorso vengono di fatto azzerati. L’emendamento passato in commissione Bilancio alla Camera mira ad “abrogare la sanatoria delle deliberazioni 2015 relative a regolamenti, aliquote e tariffe di tributi adottate dai Comuni” appunto dopo il termine fissato. Erano infatti 844 i Comuni interessati all’operazione. Tra i grandi Comuni arrivati in ritardo si contava Napoli, Avellino, Frosinone, Mantova, Matera, Rieti, Terni, Trieste, Verbania. Per quasi tutti si trattava di aumenti delle aliquote. E quindi paro paro un aumento di tasse.

Nonostante questo il prossimo 16 dicembre sarà molto significativo con il prelievo dell'Imu sugli immobili strumentali e sulle seconde/terze case: complessivamente l'erario e i Comuni incasseranno 9,6 miliardi. Mentre tra Tasi e Tari, i Comuni incasseranno rispettivamente 2,3 e 1,8 miliardi. Senza contare che nella stessa data Irpef, Imu, Iva, Tasi e Tari garantiranno allo Stato un gettito fiscale di oltre 37,2 miliardi di euro: 20,3 saranno versati dal mondo del lavoro e 16,9 dalle famiglie. Lo ricorda la Cgia di Mestre, la quale osserva che la scadenza più importante da onorare sarà il pagamento delle ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori che ammonterà a 13 miliardi di euro.

“Sebbene la legge di Stabilità 2016 preveda di abolire l'Imu sugli imbullonati, di introdurre il super ammortamento al 140%, di eliminare l'Irap e l'Imu sulle attività agricole e di prorogare la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato - conclude la nota della Cgia di Mestre - il peso del fisco sulle nostre imprese rimane ancora troppo elevato. Per competere con gli stranieri abbiamo bisogno di misure più incisive che, in tempi ragionevolmente brevi, siano in grado di abbassare di almeno 6-7 punti il nostro total tax rate che attualmente sfiora il 65%”.

D’altronde è impossibile immaginare nel breve un calo delle imposte senza una vera spending review e soprattutto a fronte di ulteriori esborsi che ricadranno sulla fiscalità. Sempre nella legge di stabilità il governo ha inserito un cavillo che consente alla regione siciliana di ricevere ben 900 milioni di euro che andranno a tappare almeno parzialmente i buchi di bilancio. Paradossalmente tale montagna di denaro non sarà sufficiente a risolvere le criticità della Sicilia. C’è il rischio concreto (indicato dal presidente della Commissione finanze dell'Ars Vincenzo Vinciullo in riferimento all'emendamento alla finanziaria nazionale che assegna alla Sicilia solo 900 milioni a fronte del miliardo e 400 milioni attesi e dovuti all'Isola) che scatti un taglio lineare del 5%.

“Se non arriveranno da Roma gli altri 500 milioni, saremo costretti ad applicare un taglio lineare del 5% su tutte le voci del prossimo bilancio - dice alle agenzie di stampa la terza carica politica della Regione, secondo cui, inoltre, - è ormai inevitabile andare a votare l'esercizio provvisorio del bilancio”.
“È l'unica soluzione tecnica - ha spiegato - per poter chiudere il bilancio prima possibile in attesa che da gennaio, si possa intervenire con una soluzione mirata". Una manovra rispetto alla quale nessuna voce - esclusi i mutui - sarebbe esclusa. Ma il presidente della Seconda Commissione ha lanciato anche una proposta secondo la quale la decurtazione dei 500 milioni potrebbe essere colmata con la riduzione dal 49 al 42 per cento della compartecipazione alla spesa sanitaria: “Il decreto Bindi allora ci aveva penalizzati con l'innalzamento dell'aliquota, oggi abbiamo ampiamente dimostrato che il bilancio della sanità è in pari, la Sicilia non deve essere più punita, si riporti la quota di compartecipazione a quella delle altre Regioni”. Insomma, ancora non si sa come verrà chiuso il bilancio dell’isola, quello che è certo è che a tappare i buchi ci sono finiti i soldi delle tasse degli italiani.

Photo via | lettaraf.com

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO