Italia ai vertici Ocse per le esportazioni delle Pmi

I dati del rapporto annuale sull'imprenditoria pubblicato dall'Ocse.

export pmi italia

La metà delle esportazioni italiane all’estero proviene da piccole e medie imprese (pmi), cioè con meno di 250 dipendenti, per quello che è il quarto valore più alto dei paesi dell’area Ocse (dopo Lettonia, Irlanda e Estonia) e il più consistente tra le maggiori economie europee.

L’Italia tra i paesi avanzati si pone quindi ai primi posti per capacità di esportare anche da parte delle pmi. Sempre secondo un recente report dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, con sede a Parigi e di cui fanno parte 34 paesi, un’azienda esportatrice italiana su due è una micro impresa (con massimo 9 dipendenti) per quella che anche qui è una delle quote più elevate nell'area Ocse.

Aggiungendo alle microimprese quelle con un numero di dipendenti tra 10 e 49 unità, l'Italia detiene la palma d’oro dei paesi Ocse, dato che in questa categoria rientrano il 90% delle aziende esportatrici del Belpaese. La consistente quota di imprese italiane che esporta verso dieci o più partner commerciali denota una bassa concentrazione verso singoli mercati di sbocco evitando i rischi che ne deriverebbero.

Più in generale secondo il recente rapporto annuale sull'imprenditoria pubblicato dall'Ocse, Entrepreneurship at a Glance, il tasso di creazione di imprese è cresciuto negli ultimi trimestri rispetto ai valori minimi degli anni passati senza tornare però ai livelli del 2007, fatte salve alcune eccezioni

Miglioramento che vale anche per l’Italia "rispetto alla fase acuta ma non si è ancora tornati a livelli precrisi, come del resto in altri paesi dell'area euro" spiega Mariarosa Lunati, capo della Sezione imprenditoria, produttività e microdati alla Direzione statistiche dell'Ocse.

Secondo l’apposito indice elaborato dall'Ocse, i livelli attuali di creazione di aziende sono poco sopra quota 80, considerando quota 100 come base di riferimento rappresentata dal livello pre-crisi (2007).

Per "creazione" di imprese l'Ocse intende una categoria più estesa rispetto a quella della nascita di nuove aziende vera e propria, aggiungendo a quest’ultima anche i cambi di attività, le fusioni e le riaperture di imprese che avevano sospeso la produzione.

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