Prestiti e Finanziamenti: segnali positivi per le piccole e medie imprese

Per rilanciare l'economia in Europa è necessario far arrivare maggiore liquidità alle piccole e medie imprese, da tempo poco favorite dalle norme che regolano fidi e finanziamenti. Le prime inversioni di tendenza già nel primo semestre del 2015.

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Ocse ed Europa sembrano accorgersene. Nonostante le iniezioni di liquidità destinate alle banche, soltanto una minima parte dei finanziamenti va alle piccole e medie imprese. Secondo il rapporto Ocse “Financing SMEs and Entrepreneurs 2015”, in Italia l’80% dei fondi va ai big dell’industria mentre alle Pmi, che rappresentano circa il 98% delle aziende, va soltanto il 18,7% del credito business. Livelli di prestiti destinati ai piccoli, simili a quelli italiani, si trovano solo in Canada (15,3%) e in Cile (17,5%). Ci sono invece realtà come Svizzera e Belgio, dove la grande maggioranza del credito viene erogato alle piccole e medie imprese (rispettivamente l’88,4% e il 67,2%), mentre in Francia la quota è del 21,1%, nel Regno Unito del 22,1% e negli Stati Uniti del 22,2%. Insomma il nostro Paese resta anche in questo campo tra gli ultimi.

La buona notizia arriva da Bruxelles, dove sembrano essersi accorti che per cercare di rilanciare un po’ l’economia del vecchio Continente sia arrivato il momento di fare arrivare maggiore liquidità alle Pmi. È il caso dunque di ridurre i paletti imposti alle banche per erogare credito alle aziende più piccole. Secondo indiscrezioni di stampa, la Commissione sarebbe al lavoro per fare retromarcia e alleggerire le norme che rendono i fidi alle micro e medio imprese più rischiosi, e dunque costosi. Negli ultimi anni con il costante irrigidimento delle norme collegate a Basilea, l’asticella è stata alzata a livelli difficili da gestire, con il conseguente effetto di mettere in fuori gioco una grande quantità di Pmi. Tra la fine di ottobre e novembre dovrebbe così diventare pubblico un libro bianco che conterrà una serie di importanti novità firmate dall’Eba (l’autorità bancaria europea). L’obiettivo è alleggerire i requisiti di capitale e rendere più accessibile la ponderazione del rischio di credito per far tornare le Pmi attori chiave dell’economia come lo sono state per decenni.

Nei primi mesi del 2015 il quadro italiano ha visto una piccola ma sostanziale inversione di tendenza. Da gennaio c'è stata una vera impennata dei finanziamenti, sia alle imprese che alle famiglie. L’Associazione Bancaria Italiana (Abi), presentando i dati relativi ai primi sei mesi del 2015 ha confermato un trend che era stato preannunciato già dal presidente Antonio Patuelli. I numeri del sondaggio condotto su un campione di 78 banche, che rappresenta circa l'80% della totalità del mercato bancario italiano, evidenziano una ripresa del mercato dei finanziamenti. Le erogazioni di nuovi finanziamenti alle imprese hanno registrato un incremento del 16,3% e pure il credito al consumo ha evidenziato un incremento pari al 18,2%. Ecco perché il trend in questo momento va sostenuto in tutto i modi, comprese norme ad hoc, per evitare che i segni più tornino ad afflosciarsi.

Gli ultimi dati positivi vanno comunque inseriti in un panorama più ampio e difficile. Secondo Confartigianato, negli ultimi 4 anni (giugno 2011 - marzo 2015) i finanziamenti erogati dalle banche agli imprenditori sono scesi complessivamente del 10,6%, più o meno una cifra vicina ai 105 miliardi di euro. A maggio 2015 i prestiti hanno registrato per le aziende con meno di 20 addetti un calo del 2,3% rispetto all’anno precedente. Il cambio di marcia in termini di regole e norme da parte dell’Eba e delle autorità europee si rivela estremamente importante e, al medesimo tempo, urgente. Meglio tardi che mai.

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