Legge di Stabilità 2015

Le principali novità fiscali, contributive e in tema di ammortizzatori sociali della Legge di Stabilità del governo Renzi.



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La Legge di stabilità 2015 del governo Renzi è una super manovra da 36 miliardi euro, finanziata per 11 mld in deficit, con tanto di clausole di salvaguardia come il possibile aumento dell’Iva, ed è stata presentata dal premier come un provvedimento che contiene 18 miliardi di tasse in meno per i contribuenti e misure per la ripresa e la crescita economica.

“Chi farà assunzioni a tempo indeterminato risparmierà su Irap e contributi. Investiamo in scuola, lavoro e giustizia, ci saranno più risorse per ricerca e innovazione” spiegava il Presidente del Consiglio all’indomani dell’approvazione delle legge.

Secondo uno studio di Confcommercio invece le clausole di salvaguardia e gli altri provvedimenti fiscali previsti dalla Legge di Stabilità 2015 potrebbero portare a maggiori imposte cumulate per più di 72,8 miliardi in 3 anni, tra il 2015 e il 2018. Intanto la pressione fiscale quest’anno rimane sostanzialmente stabile, al 43,2%, -0,1 punti percentuali rispetto al picco record toccato del 2014.

Vediamo quali sono le principali novità fiscali, contributive e in tema di ammortizzatori sociali per cittadini e imprese della Legge di Stabilità, ricordando che il bonus di 80 euro non è stato esteso a partite Iva e pensionati e che secondo la Corte dei Conti la finanziaria 2015, tra clausole di salvaguardia e i pesanti tagli di spesa pubblica previsti, rischia di rendere nullo il bonus di 80 euro percepito da maggio scorso da 10 milioni di lavoratori dipendenti e il taglio dell’Irap per le imprese. Gli autonomi poi hanno scongiurato, almeno per quest’anno, una revisione del regime dei minimi che avrebbe fatto pagare loro più tasse.

Bonus Irpef da 80 euro. Il credito d’imposta di cui godono da maggio 2014 9,8 milioni di lavoratori dipendenti con redditi inferiori a 26.000 euro annui diventa strutturale. Allo Stato, cioè alla totalità di chi paga le tasse, il bonus costa circa 10 miliardi di euro.

Tfr in busta paga. Dall’1 marzo 2015 al 30 giugno 2018 i lavoratori dipendenti del settore privato che abbiano almeno 6 mesi di contratto possono richiedere di percepire la quota maturanda del Tfr "compresa quella eventualmente destinata ad una forma pensionistica complementare" con la liquidazione diretta mensile. Il lavoratore può prendere insomma ogni mese parte della liquidazione che gli spetta e che sarà assoggettata però a una tassazione ordinaria invece di un tassazione legata all'imponibile e agli anni di servizio, parecchio inferiore rispetto all’imposta Irpef.

Aumento dell’Iva. In base alle clausole di salvaguardia della Legge di stabilità l’Iva potrebbe aumentare di tre punti percentuali in tre anni per l’aliquota del 10%, e di tre punti e mezzo in tre anni per quella ordinaria del 22% qualora non ci siano "provvedimenti normativi che assicurino, integralmente o in parte, gli stessi effetti positivi sui saldi di finanza pubblica attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica". Misura, quella dell’eventuale aumento dell’Iva, che avrebbe un effetto ulteriormente recessivo sui consumi e sull’intera economia.

Partite Iva, nuovo regime dei minimi. Il governo aveva stabilito che dal primo gennaio 2015 in poi l'imposta sostitutiva sarebbe salita del triplo, dal 5 al 15% per le soglie di reddito non superiori a limiti che variano dai 15.000 ai 40.000 euro annui a seconda della particolare attività svolta. Ciò si sarebbe tradotto in 700 euro di tasse in più all’anno secondo uno studio della Confederazione nazionale artigiani. Inoltre, in base alla Legge Fornero, la previdenza fiscale per le Partite Iva dal 27,72% sarebbe salita quest’anno al 29,7% e fino al 33% di un punto all'anno per ricavi massimi fino a 15.000 euro. Dopo la levata di scudi del mondo degli autonomi con il successivo decreto Milleproroghe il governo ha poi confermato il vecchio regime dei minimi per Partite Iva nel 2015, con la possibilità anche per le nuove aperture di scegliere tra vecchio e nuovo regime. Inoltre è stato bloccato l’aumento dell’aliquota Inps per gli iscritti alla gestione separata che rimane quest’anno al 27,72%.

Bonus bebè-mamme. Dal primo gennaio 2015 è previsto un assegno di 80 euro al mese per ogni nuovo bimbo nato o adottato nel triennio 2015-2017 per tutte le famiglie che non superano un reddito Isee di 25.000 euro. Il bonus raddoppia per chi ha un Isee sotto 7.000 euro. Le famiglie con 4 o più figli minori e reddito Isee non oltre 8.500 euro all’anno possono beneficiare di buoni per l'acquisto di pannolini e altri beni e servizi per l'infanzia (1.000 euro in 12 mesi).

Taglio Irap. Per le imprese è prevista la deduzione completa dalla componente lavoro dalla base imponibile Irap con l’aliquota che risale però al 3,9% dal 3,5% previsto dal dl Fisco. Per chi non ha dipendenti il credito d'imposta è pari al 10%. Il governo rivendica un taglio dell’Irap sul costo del lavoro da 5 miliardi nel 2015 e da 6,5 mld a regime, ma la norma - come ha osservato a suo tempo Il Sole 24 Ore - cancella il taglio precedente (da 2 mld) del 10% previsto dal Dl Irpef di aprile 2014. Quindi la riduzione Irap per quest’anno sarebbe i realtà di soli 3 miliardi.

Moratoria dei mutui e dei finanziamenti per le Pmi. Per le micro, piccole e medie imprese il governo ha esteso la possibilità di sospendere il pagamento della quota capitale della rata dei mutui e dei finanziamenti dal 2015 al 2017. Le banche, su base volontaria, potranno quindi sospendere ancora il pagamento della quota capitale delle rate di mutui e leasing ed estendere la durata dei mutui fino a 4 anni e quella delle anticipazioni bancarie e del credito agrario di conduzione. ABI e rappresentati del mondo imprenditoriale hanno firmato a inizio aprile la proroga del nuovo “Accordo per il credito” alle imprese che prevede la sospensione e l’allungamento dei finanziamenti, il finanziamento di progetti di investimento e la patrimonializzazione e lo smobilizzo dei crediti vantati nei confronti delle amministrazioni pubbliche. L’accordo prevede una clausola che impegna le parti a sottoscrivere un’intesa con l’Agenzia delle entrate per concedere anticipazioni bancarie alle imprese che hanno richiesto rimborsi di crediti fiscali, dopo l’attestazione di certezza e liquidità rilasciata dall’amministrazione finanziaria.

Sgravi contributivi per nuovi assunti dal 2015. Per i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato o che passano da contratti a termine a contratto a tempo indeterminato viene riconosciuto ai datori di lavoro l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali, per un tetto massimo di 8.060 euro annui.

Ammortizzatori sociali. Insieme al Jobs act è stato istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un fondo di 2,2 miliardi di euro per il 2015-2016 e di 2 miliardi dal 2017.

Fondi pensione. Il prelievo sui rendimenti sale dall'11% al 20% dal periodo d'imposta 2015. Per chi reinveste le quote nell'economia reale è previsto un credito d'imposta del 9%.

Casse previdenziali. Il prelievo fiscale sale dal 20 al 26% ma per le quote reinvestite il credito d'imposta è del 6%.

Blocco contratti pubblico impiego. Per i dipendenti pubblici viene esteso al 31 dicembre 2015 il blocco del rinnovo contrattuale e degli automatismi stipendiali.

Tetto alle pensioni d'oro della pubblica amministrazione. Il totale del trattamento pensionistico percepito da alti dirigenti e funzionari pubblici non deve eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo del regime retributivo. Tetto che vale anche per le pensioni d’oro già liquidate, a decorrere dal 2015. La Legge di stabilità cancella la penalità economica della legge Fornero per chi, avendo l'anzianità contributiva necessaria (42 anni e un mese se uomo, 41 anni e un mese se donna), vuole andare in pensione prima dei 62 anni (per i lavoratori con i requisiti di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017).

Ecobonus e incentivi per le ristrutturazioni edilizie. Il bonus vuole ridare fiato a un settore tra i più falcidiati da un lustro di profonda crisi e riguarda i lavori di recupero abitativo ed efficientamento energetico: per i primi il credito d’imposta è del 50% per i secondi del 65%. Bonus del 65% anche per i lavori di prevenzione antisismica.

Aliquota Tasi bloccata. Il tetto per l'aliquota Tasi sulla casa, sarà mantenuta per quest’anno al 2,5 per mille, che salirà poi al 3,3 per mille per finanziare le detrazioni fiscali. Al solito, con una mano si dà, con l’altra si prende.

Canone RAI. Il canone della tv di Stato rimane uguale a quello del 2014, pari a 113,5 euro. C’era l’idea di mettere il canone Rai nella bolletta elettrica, in funzione anti evasione, ma è sfumata.

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