Pensioni anticipate, novità per donne e disoccupati

Novità sul fronte pensioni: opzione donna e uscite anticipate per chi ha perso il lavoro. Pronti i ricorsi sulle indicizzazioni 2016.

pensioners-drawing.jpg

Sulle rivalutazione delle pensioni in arrivo nuovi ricorsi


Dal prossimo gennaio l’età per andare in pensione aumenterà per gli uomini che lavorano nel comparto privato e per tutti gli impiegati del settore pubblico di quattro mesi. Per le donne del settore privato (che devono arrivare alla stessa età delle donne del settore pubblico) il salto sarà addirittura di 22 mesi così come deciso dalle Legge Fornero. Ma ciò che più conta è che con le novità introdotte dal governo gli assegni saranno rivalutati meno delle aspettative di vita il che potrebbe implicare ulteriori ricorsi alla Corte Costituzionale la quale, al pari della Cassazione, ha già affermato che misure di questo tipo non possono essere che straordinarie; in Italia la svalutazione delle pensioni è ormai un fatto ordinario. Insomma, si prevede una nuova ondata di ricorsi portati avanti dalle associazioni dei lavoratori e dai singoli privati. Ma la confusione sui temi previdenziali non finisce qui.

Flessibilità


Sul fronte flessibilità restano ancora molti interrogativi. Innanzitutto sulle tempistiche: «È prematuro in questo momento poter dire se riusciremo a inserire la flessibilità in uscita nella legge di stabilità. Ci si sta lavorando e ragionando sopra», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Claudio De Vincenti, intervenendo a Sky tg24 economia. «Naturalmente - prosegue De Vincenti - partiamo dal fatto che ci deve essere una corrispondenza tra la pensione a cui si ha diritto e i contributi che sono stati accumulati nell’arco della propria vita lavorativa». Ponendo come base questo principio «si può cercare una flessibilità in uscita, su cui stiamo ragionando sopra, affinché ampli i gradi di libertà dei lavoratori intorno all’età pensionabile, ragionando su alcune scelte che i lavoratori fanno», dice il sottosegretario.
Se uno va in pensione prima «prenderà una pensione più bassa, perché avrà accumulato meno contributi e ha una speranza di vita più lunga. Viceversa se va in pensione dopo potrà avere una pensione più alta». L’unica certezza è che la flessibilità sarà da pagare di tasca propria. Per mantenere infatti i saldi invariati servirebbe, che l'assegno venisse ridotto di un 30 per cento secco. Vale a dire l’incremento medio che assicura il generoso sistema retributivo rispetto a quello contributivo. Su una busta da 1.200 euro sarebbe una batosta che rischierebbe tra l’altro di creare una generazione di anziani indigenti.

Opzione donna


L'idea su cui il governo si sta muovendo sarebbe quella di consentire l'uscita anticipata di tre anni alle donne che hanno un minimo 57 anni di età e 35 anni di contributi. Sarebbe la nuova versione della già testata "opzione donna" però il ricalcolo di tutta la pensione con il sistema contributivo (più penalizzante) ne aveva segnato il declino. In questa nuova ipotesi si aggancerebbe il trattamento alle speranza di vita (84,6 anni per le donne) con una conseguente riduzione del trattamento. , riporta un quotidiano nazionale. Peccato solo che, se è vero che nel lungo periodo questo baratto avrebbe un saldo zero, nell'immediato avrebbe un discreto impatto (sull'Inps e quindi sui conti pubblici): pensioni più basse sì, ma pagate per più anni e in anticipo. Per gli uomini che hanno perso il lavoro (esodati) il taglio non sarebbe in percentuale ma attuariale.

Il turnover


Per far ripartire il turn over e per sostituire lavoratori attempati con quelli più giovani il governo starebbe pensando anche a prestiti d’onore. Un sistema di fidi che permetterebbero di compensare il gap iniziale e potrebbero essere restituiti più in là nel tempo. Ma di coperture ancora non se ne parla. Resta il fatto che la flessibilità, spingendo l’uscita dal mercato del lavoro porterebbe nuove e vere assunzioni (anche grazie ai generosi contributi). Le donne potrebbero ritirarsi a 57 anni perdendo un terzo dell’assegno, gli uomini a 62 anni rinunciando al 15%. Ma per il turnover servono 5 miliardi.

Photo via projectm_online.com

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO