Pmi, cassa integrazione, contributi e rimborsi Inps: ecco cosa cambia

È entrato in vigore il 24 settembre il decreto attuativo del Jobs Act

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La notizia è che le Pmi con almeno 5 dipendenti possono accedere alla cassa integrazione. Infatti il limite dimensionale per l’accesso all'ammortizzatore sociale è stato ridotto dal decreto "ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro" attuativo del Jobs Act e in vigore dal 24 settembre scorso (Dlgs 148/2015) - era atteso da mesi.

Pmi: cassa integrazione

Passa così da 15 a 5 il tetto sopra il quale le piccole e medie imprese hanno diritto alla cassa integrazione (all'80% della retribuzione). La durata di questa è di 24 mesi, che possono arrivare a 36 (cioè tre anni) se si applicano prima i contratti di solidarietà; in questo caso è necessario un apposito accordo aziendale, con paletti fissati dalla legge anche in materia di riduzione di orario durante la solidarietà (la riduzione media è del 60%, quella complessiva per ciascun lavoratore massima è del 70%).

Possono usufruire della cassa integrazione i lavoratori dipendenti assunti da almeno 90 giorni, anche con contratto di apprendistato professionalizzante.

Per quanto concerne la cassa integrazione straordinaria dal primo gennaio 2016 sarà esclusa nei casi di cessazione attività o di un ramo di essa. Ci sono novità per le imprese anche in materia di contribuzione.

Pmi: contributi per la cassa integrazione

Per finanziare la cassa ordinaria le imprese fino a 50 dipendenti pagano il l’1,7%, mentre sopra tale soglia la percentuale sale fino al 2% della retribuzione (per gli operai delle imprese edili 4,7%, per lapidei 3,3%).

Non cambia nulla, invece, per la Cigs: 0,9% della retribuzione (0,6%a carico dell’impresa e 0,3% del lavoratore). Il contributo addizionale è previsto solo per le imprese che ricorrono alla Cig: 9% fino a 52 settimane; 12% fra 52 e 104 settimane; 15% oltre le 104 settimane.

Obbligo per tutte le Pmi sopra i 5 dipendenti di iscrizione ai Fondi di Solidarietà Bilaterali nei settori che non sono coperti dalla normale copertura di integrazione salariale.

Pmi | quando richiedere il rimborso all'Inps

Infine, una novità che riguarda la richiesta di rimborso all’Inps da parte delle imprese. Il trattamento di integrazione salariale (massimo 24 mesi in un quinquennio mobile) è anticipato dall’azienda alla fine di ogni periodo di paga, con importo rimborsato dall’Inps o conguagliato in base alle norme sui contributi dovuti e prestazioni corrisposte. Cioè per i trattamenti richiesti dal 24 settembre (quando è entrato in vigore il decreto menzionato in apertura di post) o in data anteriore ma non ancora conclusi al 24 settembre, è introdotto il termine di 6 mesi dalla fine del periodo di paga.

Per esempio, se il periodo autorizzato scade l'1 ottobre, l'azienda potrà richiedere il rimborso all'Inps o effettuare il conguaglio entro 6 mesi decorrenti dal 30 ottobre, cioè entro il 30 aprile. Per trattamenti conclusi prima del 24 settembre, i 6 mesi decorrono dall’entrata in vigore del decreto (cioè il 24 marzo).

Dettagli e maggiori info nella Circolare del Ministero del Lavoro 24/2015.

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